Mese: settembre 2017

Confiteria Bristol

Confiteria Bristol

Buenos Aires, Argentina

Un ragazzo e una ragazza passeggiano lungo via Esmeralda. È fine febbraio, e malgrado l’estate sia sul finire, l’aria di Buenos Aires è ancora torrida. Sono appena arrivati e il destino del giorno è quello di non avere alcuna meta. La piccola Confiteria Bristol è l’indirizzo che non stanno cercando. La ragazza ordina due empanadas vegetariane, il ragazzo tre di carne, senza indugio. Di fronte alle vetrine bombate di questa pasticceria, che dal 1952 vive delle liturgie domestiche dell’alta borghesia locale, parlano con l’uomo al bancone, un peruviano che ha imparato le arti del mestiere da piccolo e con una distinta signora, che il pasticcere si affretta a presentare come fedele habitué e nipote del Presidente Avellaneda. Cosi, deliziosi fagotti di pasta friabile dall’orlo ondulato -che la ragazza, col tempo, imparerà a modellare con progressiva maestria- sono il main course di un pic-nic improvvisato su una panchina del breve parco di fronte al Palacio de Relationes Internationales.

La Bamba de Areco

La Bamba de Areco

Buenos Aires, Argentina

Solo la prateria pampiana che si apre oltre la periferia Nord-Ovest di Buenos Aires mette a tacere il nostro entusiasmo nei confronti dei ghiacciai del Big Sur (Grande Sud), che abbiamo appena lasciato. È domenica ed è estate. Il vento vizia le chiome degli alberi con carezze ipnotiche e profonde. Dopo una strada sterrata un giovane gaucho ci aspetta al cancello, scultoreo e fiero quanto il cavallo che governa con cenni minimi. Lo seguiamo fino all’ingresso di una dimora porpora orlata di bianco, lungo un corteo intimo che taglia in due una campagna ordinata al primo tramonto. Ogni cosa in questo continuo paesaggio rurale materno sembra danzare cautamente di movimenti ancestrali. Il prato si è fatto più verde, il cielo più vaporoso e alto. Questa Terra è diventata, a suo modo, anche per noi, promessa di felicità…

Hub Porteño

Hub Porteño

Buenos Aires, Argentina

“Tutte le mattine felici si assomigliano” -Eccomi, Jonathan Safran Foer- I nostri risvegli all’Hub Porteño contenevano un’allegria discreta e innocente, che neppure la pioggia passeggera che tamburellava sulla veranda riusciva a dissolvere. Spalle alla parete-giardino, sul divano rigato, sorseggiavamo il caffè in porcellane decorate e aspettavamo che i nostri medialunas quotidiani uscissero dal forno, massimamente pomposi e fragranti. Le storiche famiglie del quartiere riprendevano la propria routine “classica” e il sole cominciava ad asciugare le pozzanghere minori. Quando gli impegni lo consentivano, ci piaceva allenare la nostra idea di lusso: raggiungere il roof e oziare in un eden privato tra le cime dei palazzi, indugiare nella grande vasca di marmo e, all’ora della merenda, concederci una porzione di torta fatta in casa e un mate, riprendendo in mano quel libro di estancias incantate.

Oviedo

Oviedo

Buenos Aires, Argentina

È estate a Buenos Aires e gli habitué del pranzo iniziano a sedersi nella sala raggiante di Oviedo e a salutare confidenzievoli i camerieri indaffarati negli ultimi preparativi. Ci abituiamo subito ai gesti cerimoniosi, ai convenevoli accennati, alla cortesia, alle conversazioni sussurrate sopra alle tovaglie immacolate. Un mondo classico e senza sbavature, dove l’eccentricità è concessa a piccole dosi sulle grandi tele appese alle pareti e sui piatti. La sapienza dei cuochi e il loro estro arrivano in sala sottoforma di composizioni patinate, a volte geometriche, a volte più fluide. Ogni portata è un bouquet di sapori nitidi e inconsueti, il cui equilibrio provoca stupore a ogni boccone. Un carattere che si realizza tra creatività morigerata e tradizione, tra eterno e non convenzionale.

Big Sur

Big Sur

Buenos Aires, Argentina

“La domanda cui cercherò di rispondere è la seguente: Perché gli uomini invece di stare fermi se ne vanno da un posto all’altro?” -chiese una volta Bruce Chatwin a Tom Maschler. Io viaggio cercando ciò che conosco e ciò che ancora ignoro. Certamente cerco la mia prima Parigi, le prue dove mi rifugiavo da piccola, i nidi lussuosi delle cigua palmera e le nuvole sarde, l’Hudson River quando si lascia alle spalle gli ultimi caseggiati di New York City e i Caraibi dopo Cape Town…

Proper

Proper

Buenos Aires, Argentina

Alcune vocazioni sono lampanti già in giovinezza. Come quelle di Heinrich Harrer (Hüttenberg, 6 luglio 1912 – Friesach, 7 gennaio 2006), che in età scolare vinse il Campionato Mondiale Studentesco di discesa libera e che da grande e dall’altra parte del mondo, dopo perigliose avventure e sventure, divenne maestro e amico fedele del quattordicesimo Dalai Lama, come narra il suo best-seller dal titolo Sette Anni in Tibet.

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