L’Ambasciata

Lombardy, Italy

Dic 2018

“L’Ambasciata è il bar di Guerre Stellari” -Lucio Dalla-

 

Se è vero che ognuno di noi ha un dono, non tutti abbiamo la libertà e il cuore impavido necessari per assecondarlo. Romano Tamani li possedeva entrambi quando ha lasciato Quistello per andare a lavorare come cuoco a Londra, e quando a Quistello è tornato, per fondare, insieme al fratello Carlo, un “luogo di culto” della cucina gonzaghesca mantovana, tra le mura della casa di famiglia. Spesso ci si siede a uno dei tavoli dell’Ambasciata  dopo aver abituato lo sguardo al sipario di nebbia, che, nel bene e nel male, lascia solo vagamente intuire le cose. Così, quasi come un antidoto alla monotonia della Pianura, ci si affeziona all’istante ai drappi bianchi e rossi che rallegrano il soffitto, all’allegria diffusa degli ospiti, ai tripudi floreali, allo stile eclettico, che evoca una vita di viaggi e un’ancestrale devozione al bello e all’insolito. Pranzare o cenare all’Ambasciata è come assistere a uno spettacolo che esula da ogni catalogazione di epoca e genere. In sala, Carlo si occupa dell‘accoglienza con perizia e simpatia, in cucina, Romano perpetuando le antiche ricette e rievocando i gesti delle donne di casa tra le quali è cresciuto, compie una sorta di “rinascimento” culinario, guidato da una ferrea devozione nei confronti dei grandi classici e della qualità. Ogni suo piatto è in grado di descrivere il territorio e la storia meglio di qualsiasi testo o fotografia. Sta a noi, assaporare il Tortello di Zucca, il Sorbir d’agnoli con Lambrusco, la Faraona del Vicariato di Quistello con uva, arancia, melograno e menta, il Guancialino di maiale con polenta e gorgonzola o il celebre Zabaione, non solo con supremo piacere, ma anche con opportuno intelletto e sensibilità. Solo così potremmo comprendere l‘anima autentica di questo indirizzo d’eccellenza e di poesia.

Parole Laura Taccari. Foto Paolo Barbi.

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