Amangiri

Utah, USA

Ott 2014

Ascoltare: il vento, l’acqua, il silenzio di questo luogo e una poesia, “Wind and Water and Stone” di Octavio Paz.

 

L'estate del 2014 sarebbe passata alla storia come l'estate dai colori pastello. Una palette dalle sfumature infantili che avrebbero reso ancora più soffici e inconfondibili i ricordi. L'Amangiri è parte di questo idillio di rosa pallidi, di azzurri cerulei, di gialli pacati. Un sogno che resta sogno anche oggi che si è avverato. Per raggiungerlo si costeggia il Lake Powell, un contrasto di acqua smeraldo e terra mattone, si attraversa un pezzo di deserto rosa, si sperimenta il silenzio, dentro un monsone dei più docili. All'Amangiri si arriva con i sensi carichi, quasi saturi di stupore, senza sapere quanta bellezza ancora si dovrà prendere, con il corpo e con il cuore. Un'architettura minimalista accanto a una montagna di roccia che abita qui da 168 milioni di anni. Un sistema di muri che si intersecano seguendo un ritmo che sembra ubbidire a una logica ultraterrena. Muri di pietra cangianti, che mutano al passaggio del sole, dal cipria al sabbia, come accade sulle pareti dello scoglio che li protegge. Muri che incorniciano cieli, praterie e canyons dentro cartoline che ipnotizzano lo sguardo. È un susseguirsi di epifanie. Per raggiungere la propria suite si scompare dietro a un passaggio a cielo aperto, si chiude dietro di sè una corda e l'idillio si fa privato. Un letto che guarda uno scampolo di orizzonte, un patio dove accendere il fuoco, la distesa di sabbia dorata e di cespugli verde pallido. Il pezzo di deserto che si possiede. I bagni nella vasca scolpita attorno alla roccia e nella vasca idromassaggio appartata diventano presto la più desiderabile delle routine. Il deserto si fa scoprire con brevi passeggiate, a piedi, a cavallo e il Grand Canyon National Park con escursioni che svelano il sapore delle avventure del Far West. In ogni contesto, il servizio tocca un livello raro, possibile solo in pochi luoghi al mondo. Prima della cena si percorre una lieve salita, si sfiorano mandorli e meli e ci si rifugia in un'oasi di pace dove non si può desiderare di più di quello che si ha. Un massaggio superbo, un silenzio interrotto dalla voce gentile dell'acqua che scorre, una piscina intima e penombra per riposare gli occhi dal sole supremo dell’estate nello Utah. Il tramonto rende l'orizzonte una tavolozza evanescente, dal lilla al nude. Nella cucina a vista, gli chef preparano cene prelibate, che gli ospiti gusteranno nel patio, di fronte alla piscina e alla sua roccia. Poi, in un baleno, arriva la notte, che inghiotte i pastelli in cielo, la prateria e i giganti di pietra rosata. Sul muro maestro di un terrazzo affacciato nel buio viene trasmessa la versione originale de Il mago di Oz, mentre, di fronte alle suite, prendono vita, uno alla volta, i piccoli falò, sotto a uno spettacolo di stelle. L’ultima meraviglia da ammirare prima di chiudere gli occhi e spegnere il sogno. Un sogno che resta sogno anche oggi che si è avverato.

Foto e parole di  Laura Taccari

Grazie a Teresa Pannell (Smith-Petersen) e tutto lo staff dell'Amangiri

 

 

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