Himalayan Asphalt

Ladakh, India

Feb 2019

Un paesaggio quasi lunare che riempie lo sguardo all’infinito: questo è il Ladakh. Una superficie dalle variazioni imprevedibili, che è al contempo un libro aperto di geologia e il confine naturale con il cielo più elevato al mondo. Le strade carrozzabili alla quota più alta del mondo sono qui, in questa remota regione himalayana il cui nome di origine tibetana (La-dvags) significa Paese degli Alti Valichi. Il clima rappresenta uno degli “estremi tangibili” della regione. Racchiuso all’interno di una zona a effetto rain-shadow, cioè con scarse precipitazioni, questo paesaggio è stato plasmato in forma di deserto roccioso d’alta quota, la cui bellezza spoglia, improvvisamente interrotta da microscopiche esplosioni di vegetazione verdissima, risulta affascinante sotto ogni punto di vista.

Il Ladakh è remoto, ma storicamente tutt’altro che isolato: è stato un crocevia vitale per commercio, religione e cultura fino agli anni ’60, quando la Cina ha chiuso i confini con il Tibet e l’Asia Centrale. Conosciuto anche come “Piccolo Tibet”, ma parte integrante della regione musulmana del Jammu Kashmir, che a sua volta è incastonato all’interno di un macro-stato induista quale è l’India, il Ladakh porta in sé tutti i segni culturali dell’area. Nessun stupore quindi, che sia oggetto di un intenso programma statale di costruzione stradale. Gli antichi sentieri sono stati trasformati in strade; le carovane tradizionali di yak sono state spesso sostituite da carovane di camion. I rituali sono però identici, e le carovane – di qualunque tipo -, cariche di merci, sono sempre ornate di amuleti variopinti e benedette prima della loro partenza, come in passato. Ci sono poco meno di 2.000km di strade, che hanno una grande importanza strategica, commerciale e militare, controllate dall’Indian Border Roads Organisation. Quasi la metà è asfaltata. È una lotta senza speranze contro il clima locale: gli addetti ai lavori stradali costruiscono e ricostruiscono le stesse strade incessantemente, durante i mesi più caldi. Ma nessun manto stradale, costruito a mano senza significativo aiuto meccanico, può resistere alle severe temperature invernali e al ghiaccio che ricopre l’intera regione per la maggior parte dell’anno.

Nei cantieri stradali lavorano prevalentemente migranti. La popolazione ladakha ha mantenuto il suo stile di vita tradizionale, quindi la costruzione di strade di montagna è il “privilegio” di decine di migliaia di migranti stagionali, provenienti soprattutto dalle piane dell’India. Si accampano sul bordo della strada, spesso con le loro famiglie, in tende fatte di semplice tela, e seguono i lavori stradali a mano a mano che i cantieri avanzano. Con temperature estive che cadono sotto lo zero e escursioni termiche spaventose, bassi livelli di ossigeno, elevate quantità di particolato e in assenza di dispositivi di sicurezza, la loro vita è difficile e le loro condizioni di lavoro inimmaginabili. Nondimeno, l’importanza economica, politica, sociale e perfino simbolica delle strade è innegabile. Come risultato, l’Himalaya è segnato dall’asfalto. Un nastro di asfalto apparentemente senza fine si snoda ormai sul tetto del mondo, modificando il paesaggio. Irreversibilmente. 

   

Foto e parole Claudia Ioan

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