Promessa di felicità

Le Grand Bornard, France

Mar 2014

Testo e fotoLaura Taccari

AscoltareI need my girl, The National

Sulle pianure innevate appena fuori dal centro di Le Grand Bornard, ci sono sciatori di fondo, esploratori sulle ciaspole, nonché bambini con lo slittino, contadini a lavoro, cavalli a zonzo nei recinti, passanti in fila indiana lungo la strada. Le giacche a vento colorate, lo scintillio della neve, gli eco di una risata, il borbottare di un ruscello. Percorriamo la route de Lormay raccogliendo pace e allegria e arriviamo a destinazione con l’animo ancora più innamorato della montagna. Lo Chalet 1864 compare più avanti, dentro un paesaggio immobile. L’ultima costruzione della valle. Da fuori, una vecchia fattoria di legno, come ce ne sono tante da queste parti, al suo interno, la sublimazione del concetto di ospitalità alpina (secondo noi). Il 1864 è la data in cui la fattoria è stata costruita, in pieno stile savoiardo. Le stesse pareti di legno e pietra che un tempo proteggevano una famiglia contadina e le sue abitudini pastorali, oggi accolgono ospiti in cerca di silenzio, semplicità, lusso massimo e discreto. La nostra suite si chiama “Aravis”, come i monti che costeggiano la vallata: due stanze da letto, una grande sala con camino al centro, due bagni e un terrazzo da cui ammirare il Mont Percée (2407) e le stelle. Ogni momento è buono per accendere una candela e respirarne l’aroma di cedro o bosco, per sedersi sul sofa e sfogliare un libro fotografico, per un aperitivo a base di chèvre chaude e rosmarino seduti in terrazzo con un pleid check appoggiato sopra le gambe. La cena è eccellente e romantica, la colazione, un buffet di leccornie locali vasto e grazioso. La Spa spunta sopra una collina, come un antico tempio in cui praticare il culto dei propri sensi. Da lì, il riverbero del sole sulla neve impedisce allo sguardo di abbracciare il panorama nel suo insieme. Chiudiamo gli occhi e, per gioco, immaginiamo il bianco farsi verde, i fiori sui prati, i profumi d’erba bagnata e fieno, la figura elegante di un cerbiatto affacciarsi laggiù, fra i pini. E promettiamo che quando l’estate raggiungerà questa valle e questa montagna, torneremo ancora.

 

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