SF

San Francisco USA

San Francisco comincia con un ponte rosso.

All’inizio è una lingua di puntini, piano piano si rafforzano, iniziano a diventare case, finestre, alberi gonfi, che fanno da orlo ai marciapiedi, tram, su e giù come in una pista giocattolo. Una bandiera americana in fondo, da qualche parte, si agita senza tregua. E la città prende consistenza, ci arriva agli occhi per quello che è. Il cielo è così bianco e fermo, che viene spontaneo pensare a una nevicata. Il vento è l’energia. La mancanza di luce rende struggenti i colori, sembra che stia per accadere qualcosa di drammatico, eppure questo è un martedì come tanti, avvolto nella nebbia commossa, che appartiene alla città, come i viali ripidi, i pastelli e il cibo organico. Non abbiamo voglia di fermarci a riposare, siamo impazienti. Percorriamo Lombard street, che è uno zig zag di siepi fiorite, mangiamo granchi giganti al Fisherman’s Wharf, ci perdiamo lungo le strade pianeggianti di Mission. Raggiungiamo Alamo Square al tramonto. Ammiriamo le case vittoriane una a una, come fossero opere in una stanza di museo. Celeste polvere e pervinca, rosa cipria e panna, avana e bordeaux, verde salvia e giallo pulcino. Ogni accostamento è una soddisfazione per gli occhi. Cerchiamo di scegliere la nostra preferita e scopriamo che in tutte abita una melodia, tra le briciole di un giorno che non è ancora sera.

Parole e foro Meraviglia Paper.

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