Cäsa Picenoni Cief

Bondo Switzerland

“Esiste uno stretto legame tra il turismo e la conservazione degli edifici storici, poiché gli interessi della conservazione dei monumenti architettonici sono in linea con il crescente desiderio da parte dell’uomo contemporaneo di autenticità, decelerazione, sostenibilità”. Con questa premessa la Swiss Heritage Society ha fondato lo Stiftung Ferien im Baudenkmal, progetto destinato al recupero di proprietà abbandonate nei villaggi più remoti della Svizzera, con lo scopo di trasformarle in case di vacanza. Sposando questo progetto, nel 2015 i proprietari Andrea Picenoni e Inez Wille hanno scelto di aprire le stanze di Cäsa Picenoni cief ai forestieri. Bondo, Val Bregaglia, una manciata di case lungo la strada romana che collegava il nord al sud. L’edificio originale risale al XIII secolo, quando fu costruita la torre di tre piani. Successivamente fu aggiunta la scala in mattoni, la cucina e altre stanze. La casa fu poi distrutta durante l’incendio del 18 ottobre 1621 e ricostruita nel XVII secolo. Una terza parte fu aggiunta intorno al 1760. All’epoca la dimora, originariamente della famiglia Cortini, era passata alla famiglia Picenoni già da qualche decennio, grazie al matrimonio tra Godenzo Picenoni e Caterina Cortini. Oggi lo stile della residenza è semplice e accogliente, fedele alla tradizione locale. Pavimenti che scricchiolano, soffitti bassi, profumo di legna che arde nella stufa in pietra ollare. Meticolosa la cura dei dettagli e esemplare l’ottimizzazione degli spazi, minimi e pertinenti gli interventi contemporanei. Ma il privilegio che offre la casa non è confinato tra le sue antiche mura, è inclusivo, coinvolge l’esterno. Ciò che la circonda fa parte della vita domestica quanto ciò che la contiene: la Plaza d’Zura e la graziosa fontana, la locanda di Donato Salis e il bosco che impenna oltre la Chiesa di San Martino. A rendere speciale Cäsa Picenoni è la sua facoltà di guardare e guardare le cose dall’alto, cogliendone le mutevoli sfumature.

Parole Meraviglia Paper, immagini Paolo Barbi.

Back to site top