Montefiore dell’Aso è un piccolo borgo delle Marche, a pochi chilometri dal mare. Detto anche il “colle dei pittori”, il suo particolare orientamento a sud lo rende un luogo mite e temperato, favorevole alla prosperità di giardini e terrazze fiorite.
Artisti come Carlo Crivelli, Adolfo De Carolis e Domenico Cantatore rimasero affascinati dagli scorci sulla vallata del fiume Aso e dalle testimonianze storiche di questo piccolo borgo rurale, trovandovi ispirazione per le loro opere. Qui la contessa Amalia Giovanetti nacque nella seconda metà dell’Ottocento, trascorrendovi gran parte della sua giovinezza.
Nel 1905 sposò Antonio Romani Adami e insieme si trasferirono a Fermo, nell’attuale Palazzo Romani Adami, su Corso Cavour. Grazie al suo spirito innovatore, e ispirata dalle idee positiviste del periodo, la contessa Amalia — come una moderna interior designer — ripensò la struttura del palazzo, conferendogli l’aspetto odierno: ampie vetrate, patii sospesi, un’ampia cucina al piano rialzato decorata con le ceramiche della Richard – futura Richard Ginori – e grandi terrazze affacciate sulle corti interne, nello stile dei dehor francesi. Più di un secolo dopo, la vivibilità del palazzo, la fruibilità degli esterni e gli ampi ambienti illuminati dalla luce naturale sono rimasti inviolati, così come vennero pensati dalla contessa, creando un’esperienza unica per i loro ospiti.
Al suo volere si devono anche le meravigliose note cromatiche che impreziosiscono i soffitti del piano nobiliare, con affreschi in stile Liberty e tendaggi a larghe righe bianche e blu. La luce, il verde del giardino urbano, le ampie terrazze, i quadri, le tappezzerie e le decorazioni murali che caratterizzano il palazzo provengono da quell’idea di vivibilità e bellezza che la contessa Amalia aveva conosciuto durante la sua infanzia a Montefiore dell’Aso. Le sue idee progressiste e una spiccata sensibilità all’arte hanno reso il palazzo una casa per la sua famiglia e per le persone che vi lavoravano.
Oggi la dimora è stata dichiarata bene culturale dallo Stato e conserva la struttura della sua duplice anima di palazzo agricolo, storicamente non solo residenza cittadina dei conti, ma anche centro delle attività legate alle proprietà agricole della famiglia.
Qui l’anima settecentesca della zona nobiliare e della facciata convive armoniosamente con le strutture medievali e i resti di origine romana. Cecilia e suo fratello Giacomo Romani Adami, custodi oggi di questo “borgo nel borgo”, hanno il privilegio di tramandare e far vivere agli ospiti la storia della loro famiglia e del palazzo, un prezioso scrigno che conserva idee innovatrici e rigorosa bellezza.
Parole Giada Storelli, fotografie Marco Criante.





















