Terrestre

Puerto Escondido Mexico

Di Puerto Escondido prendiamo un lampo, quel tramonto fluo che appare e scompare tra i palazzi e le insegne luminose. Dobbiamo proseguire verso Nord, fino alla la Sierra Madre. Il Terrestre si mimetizza dietro al cancello inghiottito dai cespugli, illuminato il minimo. È notte, l’odore salmastro dell’oceano precede ogni cosa, il fragore delle onde non concede tregue. La sabbia nei sandali, luci bassissime, profumo di may flower. Dormiamo dentro a un’idea di Alberto Kalach, tra i primi alberghi al mondo a essere alimentati solo a energia solare. Casita numero quattro, ovvero cemento e legno in un equilibrio essenziale. C’è tutto ciò che serve: torcia, cappelli di paglia, doccia all’aperto, piscina sul tetto e amaca. Mancano aria condizionata e asciugacapelli, non servono. Non è facile orientarsi. Ci perdiamo più volte in un labirinto di piante tropicali, guidati più dai suoni che dalla vista. La colazione è una festa di sapori esotici, a cena si mangiano tacos e riso con aragosta. Si fa amicizia rapidamente, come spesso accade nei luoghi isolati.

Casa Wabi, il vero motivo per cui siamo arrivati fin qui, si raggiunge in bicicletta, lungo la strada sterrata. Negli ultimi dieci anni questa porzione di costa è cresciuta in modo organico. Artisti, architetti, amici tra loro, hanno acquistato terreni e costruito qui il proprio buen retiro, ma ogni intervento risponde al rispetto assoluto per l’ecosistema e per la comunità locale. Ogni metro di foresta rimosso deve essere ripiantato nelle vicinanze. Casa Wabi emerge sulla costa di Oaxaca come un gesto silenzioso e potente. Un rifugio disegnato da Tadao Ando per accogliere arte, natura, materia e silenzio.

Parole e foto Laura Taccari.

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