Explora Rapa Nui

Easter Island

Centosessantatre chilometri quadrati di terra emersa, a tremila chilometri dalla costa occidentale dal Cile. Già dalla geografia più elementare è chiaro  che da Rapa Nui non ci si può aspettare nulla di ovvio. Figuriamoci se poi ci si aggiungono i misteri irrisolti dei suoi moai, le iconiche statue che costellano l’isola, e della lingua rongorongo, ancora non decodificata. Quella nell’Isola di Pasqua (così rinominata dall’esploratore olandese Jacob Roggeveen che arrivò qui nel 1722, proprio il giorno di Pasqua) non è una vacanza ai tropici comunemente intesa, proprio questo la rende irresistibile. Atterriamo dopo cinque ore di volo da Santiago del Cile, all’aeroporto ci infilano una collana di hibiscus sgargianti al collo e via verso il Paradiso. Rettilinei di terra rossa, cieli particolarmente azzurri e pascoli particolarmente verdi, cavalli allo stato brado, che scodinzolano pacifici le loro code bionde brucando erba vergine sul ciglio della strada. L’Explora Rapa Nui è arroccato su una scogliera pochi chilometri fuori da Hanga Roa. La sua architettura si amalgama con il paesaggio ancestrale e vulcanico. Un insieme di volumi minimalisti in legno e pietra, progettati da José Cruz Ovalle. Ampie vetrate che incorniciano praterie e oceano. Qui niente è frivolo. Il lusso è di spessore: pasti sani e gustosi, letti comodi, cannocchiali e mappe a disposizione degli ospiti, scienziati e ricercatori con cui sorseggiare una tazza di tè e una jacuzzi dove rilassarsi dopo le varie escursioni. Le escursioni sono il vero lusso. Ogni giornata è scandita dalle visite ai siti archeologici, agli hiking, alle uscite in barca. Al tramonto, siamo nel villaggio, a bere una birra con i locali, ammirando i surfisti che volano sulle onde fino a quando è troppo buio perfino per i più esperti. Dopo cena ci si riuniamo a chiacchierare con gli altri ospiti, si creano connessioni, nascono amicizie. Il primo sito che la nostra guida vuole farci vedere è l’Ahu One Makihi, con i suoi enormi moai rovesciati, poi sù fino a Tongariki, per conoscere la storia del più grande ahu di Rapa Nui, una sorta di piattaforma cerimoniale. Poi c’è il cratere vulcanico di Rano Raraku, l’antica cava dove venivano scolpite le statue e dove di recente un’équipe di ricercatori cileni ha constatato il ritrovamento di un nuovo gigante nel fondo del lago eccezionalmente prosciugato. Ci sono circa quattrocento moai in diverse fasi di lavorazione: alcuni sono ancora in fase embrionale, attaccati alla roccia madre, altri rovesciati, come se fossero rimasti lì a metà viaggio, altri semi-sepolti. Un’altra giornata è dedicata al nord, lungo la costa, tra calette di pescatori, siti archeologici e la spiaggia di Ovahe fino ad arrivare ad Anakena, la location più simile a una spiaggia esotica che si possa avere sull’isola, con le palme di cocco che ondeggiano pigramente e i chioschi dove ordinare birra e cheviche. Si ozia e si fa il bagno, protetti dalle statue dei re di Rapa Nui. Anakena è anche conosciuta come “La baia del re”, perchè è qui che Hotu Matu’a, il re polinesiano sbarcò, tra il 1200 e il 1300 d.C., guidando la spedizione di essere umani che attraversò per la prima volta questa isola ancora vergine.

Viaggio organizzato da Esplora Rapa Nui e Ruta 40, agenzia di travel design specializzata in esplorazioni remote con sede a Torino.

Parole Laura Taccari, foto Meraviglia Paper e Explora Rapa Nui.

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