Pardini’s Hermitage

“Sbarcate sulla destra, al box giallo dei barcaioli chiedete di Alberto”. È mattina presto, cielo terso, mare in bonaccia. Il tragitto da Giglio Porto verso Cala degli Alberi sono venti minuti blu, il tempo necessario per tornare indietro di settant’anni. Si spegne il motore, i colori sbiadiscono. Eccoci in una storia cominciata nel 1950: un padre e un figlio, Frediano e Federigo, una barca a vela e un’isola.

Cala degli Alberi a quel tempo non aveva nulla di apparentemente prezioso agli occhi dei più, solo terra, rocce, mare e qualche stalla per gli animali ma Frediano aveva intravisto tutto, prima di ogni altra cosa il suo sogno di libertà. Acquista la terra, pianta gli alberi, costruisce una casa di villeggiatura per la sua famiglia, lontano da tutto e da tutti e così Federigo cresce insieme a quelle rocce, a quegli alberi, a quella libertà. Qualche anno dopo la casa inizierà ad accogliere ospiti paganti, che ritorneranno di anno in anno, accettando il compromesso di un’ospitalità familiare in cambio di riservatezza, silenzio e cielo stellato. Non molto è cambiato durante questi anni, la casa è rimasta la stessa, intatta. Gli ospiti, una trentina al massimo, si disperdono durante il giorno sui terrazzamenti in riva al mare e la sera si ritrovano nel salone e nelle terrazze a parlare di vita. Suona il gong e la cena è servita, prodotti naturali dell’orto di famiglia, formaggi e latte degli animali che hanno il loro proprio nome e che vivono e crescono qualche metro più in là. Marcella, la figlia di Federigo, cucina con la sua squadra e sotto l’attenta e preziosa supervisione della madre Barbara, Veronica, l’altra figlia, accoglie gli ospiti e li segue scrupolosamente durante il loro soggiorno. In estate la squadra si allarga e si arricchisce con l’arrivo di cugini e nipoti, ognuno ha il proprio ruolo dai Pardini: si trascorre l’estate insieme, lavorando e preservando questo luogo incontaminato. Federigo, che ora tutti chiamano Ghigo, è cresciuto, è un signore di ottant’anni che ha realizzato il sogno di suo padre, ha custodito la sua terra e i suoi ricordi, ha le mani vissute e i tatuaggi scoloriti, ha gli occhi di un bambino e la tempra di un giovane ragazzo. Camicia scozzese legata con un nodo alla vita e arnesi in mano, si prende cura del suo tesoro ogni giorno. Si sveglia presto, prima di tutti, come prima di tutti si ritira per dormire, per riposare, perché ogni giorno a casa c’è qualcosa da fare, qualcosa da riparare, qualcosa ancora da costruire. 

Parole e fotografie Francesca Romana Fontana.

 

 

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